Ci troviamo oggi ad affrontare un cambiamento notevole, che ci vede protagonisti nel quotidiano. Non possiamo negare o ignorare questo passaggio in cui ogni persona è al centro. Si tratta del cambiamento che avviene nel momento in cui le nuove tecnologie digitali e i modelli di business sviluppati con esse, vanno a influenzare il valore aggiunto di prodotti o servizi esistenti. Possiamo tradurre il termine, di cui tanto oggi si parla, “digital disruption”, in “rivoluzione digitale”.

Una rivoluzione che non cancella, bensì dovrebbe prendersi cura di semplificare i processi, i metodi, i flussi lavorati ed utilizzati fino ad oggi, agevolando e rendendo maggiormente profittevole il nostro quotidiano divenire. Ma forse questi concetti sono per noi ancora troppo astratti.

Le aziende, le Pmi in primis, hanno bisogno di soluzioni e servizi concreti per rinnovarsi e contribuire alla digitalizzazione del Paese. In questo senso l’esempio di Amazon insegna. Chiediamoci perché le nostre Pmi arrancano nel convertirsi al digitale. Come mai è così complicato cambiare pelle? E perché, seppur lo scenario si sia evoluto rispetto a qualche anno fa, si continua a procedere a rilento? La questione culturale rappresenta innegabilmente il cuore della questione.

Ma in attesa che si compia questo sconvolgimento digitale, complice il prossimo cambio generazionale, come fare ad accelerare i tempi? Consci del fatto che una “ri”-forma mentis non possa essere la direzione nel breve periodo, solo attraverso un approccio realistico sull’argomento riusciremo a fare la differenza. Il progetto di Jeff Bezos, fatto di digitale che si può toccare con mano, ne è chiaro esempio.

Amazon ha impostato il suo modello di business proponendo una serie di servizi e soluzioni che permettono di ottenere benefici tangibili, sotto forma di incremento di fatturato per quelle aziende che decidono di aprirsi all’e-commerce. La crescita esponenziale dell’adozione del marketplace Amazon da parte delle aziende italiane nell’ultimo anno è la riprova che Bezos ha centrato il bersaglio. Affinché l'e-commerce trovi consenso, anche e soprattutto fra i più piccoli, non bastano le parole.

E in effetti l’offerta Amazon è ben altro: è consegna e distribuzione dei prodotti a livello globale, è logistica a 360 gradi, è persino supporto alla gestione delle traduzioni. Tutti servizi che hanno consentito alle aziende italiane che hanno deciso di approdare sul marketplace di registrare una crescita del 50% delle proprie vendite verso l’estero nel solo 2016. In Italia è inoltre aumentato, sempre in un solo anno, del 140% il numero di aziende che usufruiscono del programma “Logistica” di Amazon.

E i 360 milioni di euro appena messi sul piatto dall’Europa per finanziare gli investimenti di circa 10mila Pmi italiane rappresentano un ulteriore strumento concreto a supporto della svolta digitale. Se poi arrivasse sul mercato una Amazon per la Pubblica Amministrazione, allora sì che si potrebbe fare il grande salto. Non escluderei, data la vision dell’uomo, che il patron di Amazon non abbia in cantiere già qualche idea sul tema.

Il “regtech” peraltro, inteso come la disintermediazione della burocrazia grazie all'uso di piattaforme tecnologiche, è considerata una grande opportunità per il nostro Paese. Lo sviluppo di app-as-a-service rappresenta un’occasione senza precedenti per i new comers del business digitale, a partire dalle startup. Il fatto che Diego Piacentini, nominato un anno fa dal Governo quale commissario straordinario per il digitale, provenga dalla scuola Amazon, letta sotto questa luce, è dunque un’ottima notizia. Ma Piacentini dovrà lavorare sodo sulle questioni concrete per andare a intercettare la domanda dei cittadini e delle imprese anche e soprattutto a sostegno del piano Industria 4.0.

Per continuare a competere in questo scenario di mercato mutato ed in continuo divenire, una sola sarà la direzione possibile: la digitalizzazione dei prodotti, dei servizi e dei processi produttivi, gestionali e di relazione con il mercato. Questa non una fra le opzioni possibili, ma, nel lungo periodo, l’unica possibilità, perché anche la più specialistica, artigianale e manuale delle imprese prima o poi si troverà ad avere competitors in grado di offrire prodotti analoghi in tempi più brevi, o arricchiti da servizi complementari, o ad avere sempre più clienti che chiedono modalità di acquisto diverse e nuove, che non passano dalla sola relazione tradizionale.

LA RIVOLUZIONE DIGITALE: UN CAMBIAMENTO EPOCALE PER LE PMI (06/03/2017)